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martedì 12 marzo 2013

Componimento per Lauree Alcoliche













Voglio bere!

E siccome non sono altro che liquidi che posseggono gambe.
Continuo ad incitare il mio stomaco!
Voglio bere!
E veder fino a crepare il re del Blues fare i suoi versi infimi.

-Ighna Eghna!!
E così via fino al mattino.
Voglio dissetarmi!
Succhiar lo sgorgo della pioggia d'angeli.
Possedendo i tappi in sughero delle nostre cantine.
Debbo bere!
Perchè è tutto mio!
Sempre mio!
Solo mio!

Ne convengo.
Ne respiro la stessa aria
e ne esisto e di questo ne percepisco.
d'altronde è l'essenza che incombe ed io succube
come colui che ha voglia di respirare
e di verità e di gioie che contengono cristalli composti da ogni molecola di bella esperienza
ed oggi
eccoti Diamond..
Splendi pazzo Diamante splendi..
e noi a crear la rifrazione  che plasma l'animo del momento.

Treno 95471 Bologna-Roma Tiburtina
freccia comunque rossa anche se sbagliata
troppa fretta
ma per un dottore è anche poco,
e la solitudine è l'inferno immeritato del puntuale (cit. Benni)
che mi accoglie e mi trova e si accolla
letteralmente
quotidianamente
affettuosamente
tanto che il ciclo circadiano del suo alito lo cognosco a memoria
per quanto puzza.
Poi Cinecittà (tanto perché sennò sarebbe stato veramente troppo vicino lo spioncino dove arrivare)
ultima via,ultimo condominio, ultimo palazzo, ultimo piano, ultimo appartamento del pianerottolo, ultima stanza, arrivo.
Bevo. Fumo. Saluto. Gioisco.
Dove e quando ora non capisco.
Per cortesia e perché tanto non serve.






martedì 19 febbraio 2013

Margini di Miglioramento

Sei tu il mio lenzuolo al vento, garrisci della terra il sospirare, rendendo impassibile la mia percezione, che strepita, urla e ne rimane offuscata.
E' una danza di luci ed ombre, sotto strascichi di pioggia rancida, capoliniamo dai sicuri ripari della timidezza per gettarci in una fugace guerra d'occhiate.
D'un ombra che melodicamente passa in solitudine sotto le affilate pagode mondane, appelandosi all'armonia distorta di un pugno di note schiaffate.
Sensibile forma che non dai animo da trasparire, esule come sei ti vedo momento fugace che d'un tratto semimobile contrae gli Ergo che ti stanno attorno, testimone della Eco che verrà.
Inizializzo, finalizzando l'armonia che mi persuade, godendo più spesso della mia solitudine e del mio paturniare infinito che permette all'estasi primordiale di fiorire e divampare in un trionfo di mirabile autocompiacimento.

Infine torno ad annusare il liquido placentale che da tempo mascherava l'anima pura e limpida, ora intossicata e deformata dall'eccessiva radiosità consunta, interangendo con le postille del quotidiano riassumo il fetore che ogni giorno m'aliena e mi strugge.
Desolato reagisco riconoscendo il costume che si volatilizza nel baratro d'un vortice annichilito, paradossalmente nemico che diviene contigente, trasumando l'imbarazzo della forma che c'è in Me.
Le vedi sature e gravide, testimonianza di una cancerogena colata d'esempi e proiezioni che inevitabilmente verranno disattese in un disamorato e lontano sfilacciamento d'un legame imposto e canonico.
E' un rifiuto nostalgico, una smorfia a doppio taglio che getta ignavia e mestizia sulla futura proiezione, lasciandoci soli e persi come anonime gocce di mercurio precipitate sul fondo d'un bacile omologato.
Stupore incastrato nell'avida curiosità che mi persuade nell'animoso pensiero che d'un tratto scompare in